Tempo di lettura: 2 minuti

Terra di bande, la Puglia riscopre vita e arte del dimenticato compositore e direttore fasanese Antonio Gidiuli (1869-1941), protagonista della pièce teatrale «Il ritorno del Maestro» vincitrice del bando Puglia Sounds Producers. La registrazione dello spettacolo verrà trasmessa dal 21 marzo sul canale youtube dell’etichetta Digressione Music, la casa discografica di Molfetta fondata da Don Gino Samarelli cui si deve la produzione dell’opera, ispirata all’omonimo romanzo di Gabriele Longo. La voce recitante è di Valerio Bianco, accompagnato dalle musiche originali di Silvestro Sabatelli eseguite dalla banda Città di Fasano «Ignazio Ciaia».

Con «Il ritorno del Maestro» – le cui riprese sono state effettuate il 7 e 20 dicembre 2020 a Fasano, nel Teatro Sociale e nella Sala Ulisse di Palazzo Bianco, da Giampiero D’Agostino  (presa del suono e missaggio di Giovanni Chiapparino, scenografie di Giovanni Angelini) – si aggiunge un nuovo importante tassello nella ricostruzione della storia delle bande pugliesi e dei suoi protagonisti attraverso l’epopea di un illustre esponente, punto di congiunzione tra la vecchia scuola ottocentesca e quella sviluppatasi a cavallo tra fine del XIX e inizio del XX secolo in Italia e, in particolar modo, nelle regioni meridionali. Un progetto, dunque, in linea con gli obiettivi di Puglia Sounds, agenzia impegnata a sostenere la riscoperta, valorizzazione, conservazione e divulgazione del patrimonio culturale della regione.

Nipote di un autorevole direttore di banda che porta il suo stesso nome, Antonio Gidiuli si afferma sulle orme del nonno prima come flicornista, poi alla guida delle più importanti formazioni pugliesi. Inoltre, arricchisce il repertorio con nuove musiche, tra cui un brano scritto come regalo di nozze per il matrimonio tra Vittorio Emanuele ed Elena Petrovich, celebrato a Bari, nella Basilica di San Nicola, il 24 ottobre 1896, e per l’impresa di Fiume compiuta dal poeta Gabriele D’Annunzio.

Gidiuli debutta giovanissimo, a soli nove anni, come flicornista, in occasione di un concerto della Banda di Fasano a Bari, accompagnato dal nonno, che fa conoscere al nipote i migliori maestri della regione, da Vincenzo Calella a Vincenzo Canale e Nicola Paternò, direttori che operano tra Fasano, Locorotondo e Montemesola, località della regione tutte con una consolidata tradizione bandistica.

Antonio ha diciassette anni quando muore il nonno, dal quale erediterà l’arte della direzione. E nel 1887 viene arruolato dal Regio Esercito nel 16° Reggimento Fanteria. Nella banda militare entra in contatto con Alessandro Vessella, il futuro docente di composizione al Conservatorio Santa Cecilia del quale qualche anno dopo il musicista pugliese diventerà allievo. L’occasione gliela dà il brano «Le nozze» scritto per il matrimonio di Vittorio Emanuele. Gidiuli non riesce a consegnarlo di persona ai sovrani, per cui spedisce la partitura alla regina, la quale lo ringrazia offrendogli una borsa di studio per studiare proprio con Vessella al Conservatorio di Santa Cecilia.

Intanto, nel 1894 Gidiuli inizia a dirigere la Banda di Locorotondo, con la quale va in tournée all’estero, in Svevia, a Praga, a Monaco, quindi, a Trieste, all’epoca occupata dagli austriaci. Nel 1906 prende in mano la banda di Casamassima impegnandosi per la costituzione di una Federazione Musicale finalizzata alla tutela dei musicisti di banda. Quindi, il ritorno a Locorotondo, la celebrazione delle imprese di Dannunzio con la composizione «Fiume» e, nel 1928, la vittoria con la Banda di Corato del primo premio al nascente Concorso bandistico internazionale di Roma presieduto da Pietro Mascagni, affermazione che consente al musicista di incidere due brani per la Columbia Graphophone, la futura etichetta discografica Emi.

Redazione

Lsd sta per Last smart day, ovvero ultimo giorno intelligente, ultima speranza di una fuga da una cultura ormai completamente omologata, massificata, banalizzata. Il riferimento all'acido lisergico del nostro padre spirituale, Albert Hofmann, non è casuale, anzi tutto parte di lì perché LSDmagazine si propone come cura culturale per menti deviate dalla televisione e dalla pubblicità. Nel concreto il quotidiano diretto da Michele Traversa si offre anzitutto come enorme contenitore dell'espressività di chiunque voglia far sentire la propria opinione o menzionare fatti e notizie al di fuori dei canonici mezzi di comunicazione. Lsd pone la sua attenzione su ciò che solletica l'interesse dei suoi scrittori, indipendente dal fatto che quanto scritto sia popolare o meno, perciò riflette un sentire libero e sincero, assolutamente non vincolato e mosso dalla sola curiosità (o passione) dei suoi collaboratori. In conseguenza di ciò, hanno spazio molteplici interviste condotte a personaggi di sicuro spessore ma che non trovano spazio nei salotti televisivi, recensioni di gruppi musicali, dischi e libri non riconosciuti come best sellers, cronache e resoconti di sport minori, fatti ed iniziative locali che solitamente non hanno il risalto che meritano. Ma Lsd è anche fuga dal quotidiano, i vari resoconti dai luoghi più suggestivi del pianeta rendono il nostro magazine punto di riferimento per odeporici lettori.